Condividiamo qua di seguito una sintesi dell‘articolo scritto da Luigi Marini già magistrato e segretario generale della Corte di cassazione.
Potete leggere l‘articolo completo al seguente LINK
"Presentata come una” riforma di garanzia” per tutti, la modifica della Costituzione che ha per oggetto la magistratura è in realtà una riforma autoritaria, che ci riporta a una visione del mondo che credevamo superata con l’entrata in vigore effettiva della Costituzione.
La giustizia è un bene comune, ma la riforma scritta dal Governo è stata “blindata” e approvata dal Parlamento senza dibattito reale e senza poter essere emendata; questa è una “riforma di parte”, che spiega i toni perfino violenti usati contro i magistrati.
Le politiche che si vanno consolidando anche in Italia si muovono in tre direzioni: concentrare il potere politico ed economico nelle mani di chi governa; frammentare la società in tante corporazioni in competizione fra loro e stabilizzare le disuguaglianze invece di superarle; dividere e indebolire i poteri di controllo. In sostanza, attribuire alla maggioranza di governo quegli spazi di supremazia che la Costituzione voleva condivisi e bilanciati secondo i principi democratici basati sulla separazione dei poteri.
Non si possono comprendere il senso della riforma della magistratura e le sue conseguenze senza guardare al progetto di premierato di stampo populista, che svuota ulteriormente il ruolo del Parlamento e marginalizza il Capo dello Stato; al progetto di autonomia differenziata, che accentua le diseguaglianze e la frammentazione politica e sociale; nonché alle politiche di sicurezza, che dividono il Paese e le istituzioni, schiacciando il bisogno di sicurezza solo sulla repressione. Ecco, la riforma della magistratura è funzionale a questo progetto di società e di rapporti politici che la maggioranza sta incarnando.
Intervenire sugli articoli della Costituzione che riguardano la magistratura non è questione limitata al processo penale o alle carriere dei magistrati, ma cambia la sostanza dell’intera Costituzione e avrà ricadute sull’intero equilibrio del nostro sistema.
La lentezza dei processi o i così detti errori giudiziari sono utilizzati come specchietti per le allodole e la riforma non avrà alcun impatto su questi problemi, che hanno altre cause e altre soluzioni. Il progetto reale è quello di far sentire i magistrati più soli e più deboli: non a caso la propaganda in corso li descrive come un problema per il Paese e mette “contro” di loro le forze di polizie, le vittime, gli scontenti: ancora una volta, dividere per governare.
Suddividere il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) in tre istituzioni diverse, accrescere il peso dei componenti nominati dal Parlamento e aprire, senza fissare in Costituzione criteri rigidi, la strada a leggi di attuazione che potranno essere approvate a colpi di maggioranza significa accrescere di fatto il controllo politico sull’operato della magistratura.
La direzione imboccata è chiara. Sul piano amministrativo, mentre la maggioranza occupa tutte le posizioni di vertice delle società partecipate e delle autorità di garanzia, la legge di dicembre 2025 ha indebolito l’azione della Corte dei Conti contro gli abusi di denaro pubblico. Sul piano penale, i decreti sicurezza puniscono chi dissente e chi è marginale, mentre si è abolito il reato di abuso d’ufficio e il Ministro promette di ridurre l’uso delle intercettazioni per le ipotesi di corruzione. Forti con i deboli e compiacenti con i forti.
Di tutto questo si parlerà nelle pagine che seguono, avendo come prospettiva quello “sguardo dal basso” e dei “sofferenti” che Dietrich Bonhoeffer raccomandava dal carcere di Tegel nel 1942: lo sguardo di coloro che di un magistrato indipendente hanno più bisogno.
Votare NO è solo il primo passo di una presa di coscienza e di una nuova responsabilità che ci sono richieste per tenere in vita lo spirito della Costituzione Repubblicana."
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